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Tra origini e destinazioni

Ciascuno dovrebbe provare a fare il pane. Almeno una volta nella vita. Fare il pane non solo non è difficile, ma è patrimonio della natura umana. Qualche insuccesso iniziale è da mettere in conto, ma in breve si impara a perfezionare la procedura. Panificare a regola d’arte, e poter poi condividere quel pane con familiari e amici dà gioia vera, molto più di qualsiasi hobby o bricolage. Provare per credere. Panificare rigenera, come un esercizio zen. Si impara a controllare fretta e pulsione dosando forza e pazienza, si impara la duttilità della materia, alternando il tempo dell’azione e dell’attesa. Assieme all’impasto, lievitano autocoscienza e autostima, e ci si abitua al tempismo, perché è fondamentale infornare al momento giusto, per non compromettere tutto il lavoro precedente. E chi mangia assieme a noi il nostro pane è davvero compagno (cum panis), nel senso più profondo e letterale del termine
Alle donne, depositarie di una sapienza materiale tramandata da tempi arcaici, è demandato infatti il compito di panificare a partire dalla matrice primordiale dono delle Janas, le fate rupestri; il rituale dell’impasto nella madia (una sorta di grembo) inizia a mezzanotte e termina con la campana serale dell’Ave Maria, quando è compiuta l’opera delle Cochitoras che cuociono il pane ripetendo antiche gestualità e formule apotropaiche.

Senza regole precise, l’intero pianeta è esposto a rischi ambientali incalcolabili, il pane quotidiano non è più un diritto di tutti, è violato in nome del profitto di pochi. E con esso agricoltura e allevamento sostenibili, biodiversità alimentare, cibi d’ogni paese legati a specifici territori e fattori umani irripetibili altrove, secoli di cultura materiale e di sintonia con la madre Terra; langue, in altre parole, quel pane metaforico della civiltà senza il quale l’uomo è ben poca cosa.
È tempo di farsi panettieri, di riprendersi il pane, prima che sia troppo tardi. Armiamoci dunque di buona volontà e pazienza, e procuriamoci mezzo chilo di farina, 50 cl. d’acqua, due cucchiaini rasi di sale fino, e un po’ di lievito madre, da riprodurre ogni volta mettendo da parte un pezzetto di impasto da far inacidire.

Ad ogni partecipante verrà donata una dose di Pasta madre
tratto da: http://www.bibenda.it/bibenda-mania/cibo-informazione-singola.php?id_lev_02=9&id_item=202

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Disponibile anche On Demand

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Pane integrale con lievito naturale
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Vigevano
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